Ecuba Filippini
La recensione cinematografica
)
Avrei voluto dedicare questo articolo alla proiezione della versione restaurata di “Alex l’ariete” ma sfortunatamente nessun altro era presente in sala, evidentemente nemmeno il proiezionista, giacché per due ore sono rimasta seduta davanti a uno schermo nero.
Fedele ai miei compiti di giornalista, tuttavia, non mi resta che inaugurare un nuovo genere letterario: anziché la recensione del film, la recensione del cinema. La sala AstroLab di Curgagnate Sotto è stata costruita nel 1976 e in origine trasmetteva unicamente pellicole vietate ai minori; tracce di questo primitivo utilizzo si rilevano dalla totale mancanza di attenzione per i bambini che ancora oggi caratterizza il personale, solito pronunciare con noncuranza blasfemie ed esplicite allusioni al coito e ai suoi derivati.
La sala dispone di 365 posti a sedere, numero che fa supporre interessi astronomici del progettista. Un’ipotesi confermata dalla disposizione sghemba in dodici file di diversa lunghezza e dalla presenza di una sedia amovibile che risulta collocata nella sua sede solo ogni quattro anni.
Le poltrone sono di colore grigio, anche se non si può escludere che in un remoto passato potessero essere rosse o se è per questo di qualunque altro colore.
Le uscite di sicurezza sembrano collocate a norma di legge, anche se non mi è stato possibile verificare la corretta apertura perché ostacolata dal personale di sala, che a mia precisa richiesta ha replicato con una reiterata, esplicita allusione al coito.
Lo schermo, approssimativamente di 7,32 x 4,12 metri, presenta un taglio verticale in posizione centrale, che taluni attribuiscono a Lucio Fontana e altri a una baby gang locale.
Alle 22.45, null’altro essendovi da osservare, la giornalista è uscita infine dalla sala tra i lazzi del personale, ricambiati con un’esplicita allusione al coito.
)