Redazione LIB

The Lord of the Lords

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The Lord of the Lords, la grande trilogia dottrinaria di Tolkien, una grandiosa avventura teologica tutta da riscoprire. Riproponiamo volentieri questo interessante articolo pubblicato alcuni anni fa sulle colonne de "La Civiltà Cattolica".

Numerosi studi hanno nei decenni evidenziato le similitudini tra l’epica tolkeniana e le vicende bibliche ed evangeliche. Solo la recente riscoperta della versione alternativa della Trilogia, The Lord of Lords (La compagnia di Gesù, Le Tre Croci, Il ritorno del Re dei Re), ha però consentito di cogliere davvero la natura profondamente cristiana del capolavoro di Tolkien, superando persino le più ardite ipotesi e congetture.

Sebbene addentrarci a fondo nella trama rinnovata della Trilogia trascenda le finalità di questo articolo, riassumiamo almeno alcune informazioni essenziali. La Terra Promessa, che sostituisce la poco spirituale Terra di Mezzo, è minacciata da Satana e dalle sue orde demoniache. Solo un manipolo di eroi, guidato dal saggio Gandalf il Papa, non si arrende alle tentazioni peccaminose o alle lusinghe delle eresie e intraprende una temeraria crociata per sconfiggere l’Angelo caduto. Una lotta cruenta, minata da tradimenti come quello di Saruman il Profeta, ma sostenuta dall’intervento di imprevisti alleati come l’Albero della Vita, che conduce inesorabilmente al martirio, cui seguirà una portentosa resurrezione e la definitiva vittoria del Re dei Re sulle tenebre e le forze del maligno.

In questa nuova veste, ogni elemento narrativo della trilogia assume una valenza teologica, svelando ciò che nell’opera originale era solo suggerito: l’anelito redentivo che attraversa il tempo e la storia, e che trova nel sacrificio, nella speranza e nella grazia il suo compimento escatologico. Non si tratta più soltanto di una banale e prevedibile lotta tra bene e male, ma della rappresentazione trasfigurata del mistero pasquale, in cui la discesa negli abissi del peccato è premessa alla gloriosa ascesa alla Vita eterna.

Nel cuore della narrazione si staglia il simbolo dell’Anello, ormai evidente allegoria del peccato universale, un oggetto di potere che nessun mortale può portare senza soccombere. Il giovane Frodo della Contea di Betlemme, umile tra gli umili, è l’unico a poter sostenere il peso del peccato del mondo; il suo viaggio al Monte del Golgota è una via crucis illuminata da episodi di compassione, preghiera e digiuno.

Gandalf il Papa, nella sua veste bianca e pastorale, è ora più che mai il Vicario della Luce, guida spirituale che affronta la Morte (sconfitta nel girone infernale di Moria, anticipando ciò che accadrà al protagonista) per risorgere come Pastor Angelicus. Samuele il Servo Fedele non è più un semplice amico, ma un riflesso della teologia del servizio e rappresenta la diaconia della carità: è lui che, nell’ora più buia in cui il cielo si oscura, si carica sulle spalle il portatore del peccato, anticipando nella sua fedeltà il comandamento dell'amore più grande. Gli Elfi, allontanata ogni ombra pagana e trasformati nei custodi dei Sacramenti, preservano la purezza della fede e della dottrina, mentre i Nani, depositari delle Scritture Antiche, custodiscono l’antica sapienza. La vittoria finale del Re dei Re diventa, infine, assai più che un ritorno terreno, un avvento glorioso, che inaugura la Gerusalemme Celeste e dissolve le rovine della città degli uomini.

Tutti gli elementi che abbiamo così sommariamente elencato ci svelano non tanto come dobbiamo leggere The Lord of Lords, giacché qui ogni simbolo è rivelato, ogni metafora sciolta. Piuttosto, ci indicano come leggere la Trilogia nella sua versione più conosciuta: non una fiaba per adulti, un racconto della buonanotte affollato da maghi, mostri e avventure, ma come una lectio divina, una visione mistica. Meglio ancora, una teologia narrativa, che ci conduce, attraverso sentieri di fede e immaginazione, alla contemplazione del Verbo incarnato. Amen.

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